White Nose Syndrome

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Negli Stati Uniti, una misteriosa malattia sta decimando intere colonie di pipistrelli.
Essa si manifesta, tra l’altro, attraverso la presenza di un fungo bianco che attacca la cute facciale, ragione per cui è stata detta “sindrome del naso bianco” (White Nose Sindrome, WSN).
Non è chiaro se il fungo sia la causa della sindrome oppure un fattore secondario, che sopraggiunge in soggetti già debilitati da altra causa.

Nell’attesa di avere le idee più chiare, suggeriamo alcune semplici precauzioni da mettere in atto non solo per ridurre la nostra capacità di diffondere l’ignoto agente della WNS, ma anche per ridurre il trasferimento di materiali microbiologici da una grotta all’altra.
Gli ambienti ipogei, questo lo sappiamo bene, sono nicchie ecologiche con forme di vita peculiari. Lo studio della loro microbiologia, ancora agli inizi, potrà in futuro essere di grande interesse, anche pratico, e quindi è importante che gli speleologi cerchino di non essere veicolo di diffusione di microrganismi da una zona carsica all’altra.
Nella ordinaria attività speleo:
  1. rispettare in modo assoluto le limitazioni all’accesso delle grotte che sono ambienti di svernamento o riproduzione dei pipistrelli;
  2. in questo periodo in cui ci possono essere reali i rischi di diffusione della WNS, limitare in ogni caso le visite a grotte in cui sia nota la presenza di pipistrelli, ed evitare gli ambienti in cui sono presenti;
  3. lavare accuratamente ogni volta il vestiario e le attrezzature individuali e collettive di progressione, in particolare se sono destinate ad essere utilizzate in una zona carsica lontana da quella in cui sono state sporcate.
In caso di ritrovamento di pipistrelli morti che presentino i sintomi tipici della malattia:
  1. seguire scrupolosamente le indicazioni diramate dal GIRC [WNS_Procedure Italia_GIRC.pdf] e il protocollo di disinfezione delle attrezzature. La traduzione in italiano delle norme di disinfezione diramate dalla NSS è disponibile in pdf [Linee_WNS_NSS-USA-ITA.pdf].
  2. segnalare immediatamente il ritrovamento anche alla Società Speleologica Italiana, all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , che sta collaborando con gli studiosi di chirotteri per la realizzazione di una mappa delle grotte a rischio.
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