Introduzione al Carsismo

Carsismo

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Con il termine di carsismo si indica l'attività chimica dell'acqua su rocce calcaree e gessose a opera di precipitazioni rese leggermente acide dall'anidride carbonica presente nell'atmosfera. La parola ha origine dal nome della regione dove inizialmente questo fenomeno è stato studiato, il Carso Triestino. Questa regione si estende grosso modo dal Golfo di Trieste verso nordest fino alla valle del fiume Vipacco (Vipavska dolina, Slovenia) e dal fiume Isonzo verso sudest fino o poco oltre la sorgente del torrente Rosandra. Ma i fenomeni carsici, o semplicemente il carso (con l'iniziale minuscola) certamente non si fermano qui. Con il progredire degli studi sul carsismo è diventato evidente che questo tipo di terreno è in effetti una delle tre maggiori formazioni topografiche del suolo terrestre, assieme a quella di origine vulcanica e quella di origine glaciale. Le varie espressioni del carso si distinguono principalmente per il sostrato sul quale avvengono. Da noi si conoscono principalmente le forme di carsismo su rocce calcaree e dolomitiche, ma altrove esso si manifesta nel sale, nel gesso, in vari tipi di anidride. C'è dell'attività carsica persino in alcune rocce vulcaniche.

Il processo

Il carso si sviluppa principalmente a seguito della corrosione e della disgregazione delle rocce. La corrosione avviene per opera delle acque di superficie (precipitazioni) che contengono quel poco di anidride carbonica che basta a intaccare la roccia. Con il passare del tempo la pioggia buca la roccia e si insinua sempre di più nelle spaccature e tra i massi, facendovi scivolare anche la poca terra disponibile. Con ciò altra e più copiosa anidride carbonica si aggiunge al flusso corrosivo dell'acqua che infine raggiunge il sottosuolo argilloso o comunque non permeabile dove crea varie forme di cavità. La disgregazione delle rocce che ne consegue crea il cosiddetto flisch, una specie di grossolano pietrisco gigante che tende a rotolare o scivolare verso il basso, riempiendo e livellando gli avvallamenti che trova nel suo passaggio. L'equilibrio tra questi due processi costituisce il terreno carsico.

E' importante, ovviamente, la costituzione primaria del terreno sul quale questi fenomeni si realizzano, in quanto il gesso, ad esempio, certamente è più malleabile della roccia calcarea, il che incide notevolmente sui tempi e sullo sviluppo del processo. Ma l'azione decisiva è sempre e soltanto quella dell'acqua. Ecco perché i terreni carsici si trovano prevalentemente nella fascia climatica temperata, dove le condizioni atmosferiche sono più favorevoli, sia per le temperature che per la quantità di precipitazioni. All'infuori di questa fascia il carso si trova solo sporadicamente.

I fenomeni

Dissolvendosi, le rocce calcaree danno luogo a fenomeni caratteristici sia nell'ambiente esterno sia nel sottosuolo. Il paesaggio carsico è privo di rete idrografica superficiale: presenta invece ovunque distese pietrose, solchi, doline, voragini, abissi e grotte. I fiumi spesso scompaiono dalla superficie e sprofondano nel sottosuolo dove scorrono anche per parecchio tempo prima di tornare all'aperto in particolari risorgive carsiche. Oltre alle doline che sono particolari forme di avvallamenti, sono caratteristici i polje. Si tratta di grandi valli a fondo piatto con un corso d'acqua che, nella maggior parte dei casi, periodicamente si ingrossa fino ad allagare tutto il fondo, formando così veri e propri laghi che con il defluire delle acque nei caratteristici inghiottitoi, poi scompaiono. Molto noto, ad esempio, il lago di Circonio (Cerkniko jezero in Slovenia) che da quasi due secoli viene studiato da scienziati provenienti da tutto il mondo.

Nel sottosuolo le acque di penetrazione formano veri e propri fiumi sotteranei, i quali contribuiscono poi ad ampliare ed approfondire le grotte stesse. Il gocciolio dell'acqua che penetra dalla superficie crea fantastiche strutture calcaree. Le forme più caratteristiche sono stalattiti, stalagmiti e cortine che ornano le grotte sotterranee.

Cenni storici

Dappertutto nel mondo le grotte sono servite da rifugio, abitazione e magazzino, ma gli anfratti più nascosti come gli abissi o le grotte tutte sotterranee hanno certamente messo in soggezione gli uomini di tutti i tempi. Ecco perché vi si facevano abitare demoni e divinità cattive, oppure gnomi malefici e creature spaventose. Non meraviglia dunque che una ricerca scientifica delle grotte sia relativamente recente.

Il primo a tentare un approccio scientifico fu lo sloveno J.V. Valvazor che già nel XVII secolo corrispondeva con l'inglese Royal Society sugli aspetti della regione carsica. Parecchio più tardi, nel 1784, l'austriaco J.N. Nagel, su incarico dell'imperatore Francesco I, descrisse e disegnò alcune grotte del Carso Triestino. Ma la prima teoria sul carsismo risale solo al 1771 e la si deve ai fratelli Gruber di Lubiana che ipotizzarono una serie di crolli di grotte antiche che si fossero abbattuti sui fiumi sotterranei; questa teoria spiegherebbe i fiumi a scomparsa ed alcuni tipi di doline. I due fratelli diedero anche una valida spiegazione dei laghi che si prosciugavano, ma le loro deduzioni sembrarono troppo fantasiose e caddero nel dimenticatoio.

Una diversa spiegazione del carsismo fu presentata nel 1778 dal francese Baltasar Hacquet che insisteva sulla teoria della corrosione. E' da notare che egli sosteneva la presenza di un acido nella pioggia, acido che andava a corrodere la calce latente nella pietra. Era la teoria giusta, ma gli scienziati dell'epoca non accettarono né l'acido nella pioggia né la calce nella pietra. Anche Hacquet fu dimenticato.

Oggi sappiamo che avevano ragione sia i Gruber sia Hacquet: il carsismo è la conseguenza di movimenti tettonici e crolli, dell'erosione e della corrosione.

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